REATO DI DISCARICA ABUSIVA – DEPOSITO E/O ABBANDONO DI RIFIUTI – QUANTITATIVO DEI RIFIUTI IN RAPPORTO ALL’AREA COMPLESSIVA – SVOLGIMENTO REGOLARE DI ALTRE ATTIVITA’ AZIENDALI ALL’INTERNO DEL SITO – ASSENZA DI QUALSIASI FORMA DI ORGANIZZAZIONE DI MEZZI E PERSONE ALLA GESTIONE ILLECITA DI RIFIUTI

(Giudice Monocratico presso il Tribunale di S. Maria C.V. – art. territoriale di Caserta, Dott. Antonio Riccio – proc. pen. nr. 4437/09/21 – sentenza depositata in data 06 giugno 2016).

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Ai fini della sussistenza del reato di discarica abusiva occorre dar rilievo al quantitativo dei rifiuti in rapporto all’area complessivamente considerata e verificare se lo stesso, in proporzione all’intera area, sia di limitata entità o meno.

In caso affermativo, ed in assenza di qualsiasi forma di organizzazione di mezzi e persone alla gestione illecita dei rifiuti, sussiste l’ipotesi meno grave del reato di deposito e/o abbandono incontrollato di rifiuti essendo la condotta dell’agente una conseguenza dell’attività illecita di gestione dei rifiuti e non finalizzata alla creazione di una vera e propria discarica abusiva.

Fattispecie nella quale un imprenditore, cui tra l’altro veniva contestato il delitto di discarica abusiva, attraverso rilievi planimetrici, fotografie e dichiarazioni testimoniali ha dimostrato che i rifiuti insistevano in maniera ben visibile e senza alcuna attività di “tombamento” e/o occultamento su una porzione di circa 3000 mq rispetto ai 130.000 mq dell’intera area di cantiere (superficie nella quale peraltro venivano svolte regolarmente altre attività industriali e in cui mancava qualsiasi forma di organizzazione di mezzi e persone alla gestione illecita dei rifiuti).

A cura di Dario Pepe

CALUNNIA – FALSA DENUNCIA SMARRIMENTO ASSEGNI – RITIRO DENUNCIA – PAGAMENTO DELL’IMPORTO AL PRENDITORE – BUONA FEDE

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(Giudice Monocratico presso il Tribunale di S. Maria C.V. – art. territoriale di Caserta, Dott. Antonio Riccio  – proc. pen. nr 19483/11/21 -sentenza depositata in data 06 giugno 2016).

Può escludersi il dolo del delitto di calunnia nell’ipotesi in cui l’agente, denunciando lo smarrimento di nr. 5 assegni posti all’incasso dalla persona offesa, provveda poi a ritirare la denuncia di smarrimento ed a saldare l’importo dovuto al prenditore potendo ritenersi, anche in considerazione dell’attività lavorativa svolta dall’imputato, che la denuncia sia stata frutto di una mera dimenticanza o di poca dimestichezza nel “contabilizzare” i titoli.

Fattispecie nella quale un’impiegata della polizia municipale, nel rilasciare alcuni assegni in pagamento per “conto” del figlio, dapprima ne denunciava lo smarrimento per poi, non appena avvedutasi dell’errore, a distanza di 17 giorni ritirare la denuncia e saldare il prenditore degli assegni per l’intero importo.

A cura di Dario Pepe

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RESPONSABILITÀ CIVILE – AZIONI E SANZIONI CIVILI NEL PROCESSO PENALE – CITAZIONE DEL RESPONSABILE CIVILE – AMMINISTRAZIONE PUBBLICA- DIPENDENTI DELLA P.A. – OMESSO CONTROLLO E NON ADEGUATA VIGILANZA

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(G.U.P. presso il Tribunale di S. Maria C.V. Dott.ssa Federica Villano – – proc. pen. nr. 18819/10/21 – decreto di citazione del responsabile civile del 26/05/2016).

In un processo di omicidio volontario, in cui sono imputati cinque soggetti (all’epoca dei fatti internati presso un ospedale psichiatrico giudiziario) accusati di aver cagionato la morte di un compagno di cella in conseguenza di una violenta e prolungata aggressione fisica, deve ritenersi legittima la chiamata in causa, quale responsabile civile, del Ministero della Giustizia.

Ed invero, può ravvisarsi la sussistenza di un nesso di causalità tra il comportamento del funzionario/dipendente (omesso controllo o, comunque, non “adeguata” vigilanza da parte degli agenti di polizia penitenziaria addetti alla sorveglianza sulla “gestione” degli internati) e l’evento dannoso (decesso della persona offesa); l’evento morte, infatti, può essere ricollegato ad una attività posta in essere per fini istituzionali dell’ente, rendendo, dunque, possibile il riconoscimento di una responsabilità della Pubblica Amministrazione per il danno prodotto dalla condotta dei dipendenti.

Più precisamente, la condotta  degli agenti di polizia penitenziaria, sui quali grava anche l’obbligo di garantire il diritto di ogni detenuto all’integrità fisica, può assurgere a concausa dell’evento dannoso in quanto soltanto la carenza ovvero la superficiale esecuzione dei doverosi controlli sugli internati ha reso possibile la fatale aggressione nei confronti della persona offesa.

 

A cura di Dario Pepe

MISURE DI PREVENZIONE PERSONALI- COMPETENZA A PROPORRE L’APPLICAZIONE- INDIVIDUAZIONE DEL TRIBUNALE COMPETENTE- NOZIONE DI DIMORA- LUOGO DI MANIFESTAZIONE DELLA PERICOLOSITA’- INCOMPETENZA PER TERRITORIO- PROPOSTA DI APPLICAZIONE DA PARTE DI ORGANO TERRITORIALMENTE INCOMPETENTE- INAMMISSIBILITA’ DELLA PROPOSTA.

sentenze2“La competenza per territorio a decidere in materia di applicazione di misure di prevenzione spetta al tribunale del capoluogo della provincia nella quale il proposto ha la sua dimora, la quale, anche se non coincidente con la residenza anagrafica, va individuata nel luogo in cui il proposto ha tenuto comportamenti sintomatici idonei a lasciar desumere la sua pericolosità. Nell’ipotesi di una pluralità di condotte poste in essere in luoghi diversi, la competenza si determina  invece in base al luogo in cui si sono verificate quelle di maggiore spessore e rilevanza, da individuarsi avuto riguardo al disvalore del fatto ed alle pene comminate in sentenza. Pertanto, la proposta di applicazione della misura da parte di un organo territorialmente incompetente, sia esso il Questore o il Procuratore della Repubblica, comporta l’inammissibilità della proposta stessa, senza possibilità di disporre la trasmissione al Tribunale competente, rilevato che la natura funzionale della incompetenza territoriale del tribunale deve essere mutuata dalla uguale natura – funzionale inderogabile- in riferimento all’organo proponente, con l’ulteriore conseguenza che l’inammissibilità della proposta per carenza di legittimazione è rilevabile in ogni stato e grado del procedimento”.

                                                                                           

Tribunale di S. Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione, Decreto n. 75/16 del 4.04.16

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(Fattispecie in cui il Tribunale di S. Maria C. V., Sezione Misure di Prevenzione, ha dichiarato l’inammissibilità della proposta di applicazione della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno formulata dal Questore di Caserta, atteso che le condotte dotate di maggiore spessore e rilevanza, in quanto sanzionate con pene più rigorose, erano state poste in essere nella provincia di Modena, in ossequio al principio di diritto in forza del quale ai fini della determinazione del contenuto concettuale della nozione di dimora occorre avere riguardo ai presupposti ed agli scopi del DLGS 159/2011, che sono correlati alla pericolosità sociale del soggetto, e quindi al luogo in cui il proposto ha tenuto i comportamenti prevalentemente sintomatici della propria pericolosità.)

A cura dell’avv. Stefano Alessandrelli

INDUZIONE INDEBITA A DARE O PROMETTERE ALTRA UTILITA’ – CAMPAGNA DI STAMPA OSTILE – RESPONSABILITA DEL GIORNALISTA – CONSEQUENZIALITA’ TRA ARTICOLI CRITICI E VANTAGGI INDEBITI – NESSO DI STRUMENTALITA’ TRA LA PUBBLICAZIONE DEGLI ARTICOLI ED I FAVORITISMI – CONSAPEVOLEZZA DEL GIORNALISTA DELLA STRATEGIA DEI CONCORRENTI NEL REATO.

(G.U.P. presso il Tribunale di S. Maria C.V. Dott.ssa Nicoletta Campanaro – proc. pen. nr. 9794/14/21 -sentenza emessa a seguito del giudizio abbreviato a carico di G.P.).

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La mancanza di consapevolezza in capo al giornalista di una consequenzialità, anche indiretta, tra la campagna di stampa ostile posta in essere su sollecitazione di terzi soggetti (coimputati di induzione indebita per aver tentato di ottenere dal soggetto passivo del reato  favoritismi) ovvero dell’esistenza di un nesso di strumentalità tra la pubblicazione degli articoli critici e le illegittime utilità per terzi soggetti, esclude la sussumibilità della condotta nella fattispecie di cui all’art. 56- 319 quater c.p. per insussistenza dell’elemento soggettivo.

Fattispecie nella quale il giornalista, attraverso la pubblicazione di articoli critici e demolitivi la figura del soggetto passivo del delitto, era ritenuto concorrente nel reato, quale esecutore materiale, di una complessa ed aggressiva strategia comunicativa finalizzata ad influenzare le scelte gestionali e decisionali del direttore generale dell’A.S.L. al fine di ottenere favoritismi e/o altra utilità per terzi soggetti.

A cura di Dario Pepe

GESTIONE ILLECITA DEI RIFIUTI – INERZIA DEL TECNICO RESPONSABILE DELL’AREA AMBIENTE DEL COMUNE – MANCATA ESECUZIONE LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA DEL SITO DI STOCCAGIO PROVVISORIO DI R.S.U. – OMESSO CONTROLLO OPERATO DEL FUNZIONARIO AMMINISTRATIVO – RESPONSABILITA’ PENALE DEL SINDACO P.T. –

sentenze2“E’ penalmente responsabile il Sindaco p.t. che, omettendo di esercitare il dovuto controllo sull’operato del funzionario amministrativo, non impedisce la mancata realizzazione di lavori di messa in sicurezza del sito di stoccaggio provvisorio di R.S.U.”.

( Tribunale Monocratico di S. Maria CV –articolazione territoriale di Caserta- dott. Giovanni Mercone, sentenza n. 6646/15 emessa in data 23/12/2015.).

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A cura dell’avv. Edoardo Razzino.

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L’efficacia extrapenale dell’ esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.

ugp logo quadratoLa presente riflessione ha come scopo non quello di aggiungere alla diffusa bibliografia un ulteriore trattato sulla particolare tenuità del fatto, di cui all’art 131 bis c.p. introdotto con legge delega 28 aprile 2014 n.67, bensì approfondire la tematica degli effetti di pronunce che ne dichiarino la sussistenza. Pertanto, più che un’analisi ontologica circa la natura giuridica e gli elementi costitutivi dell’istituto, vero tema di approfondimento sarà l’aspetto relativo alle conseguenze derivanti dall’archiviazione o dal proscioglimento per non punibilità per particolare tenuità del fatto.

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PUBBLICHIAMO, A SCOPO SOLO ORIENTATIVO, L’ATTO IN MATERIA PENALE REDATTO DALL’AVV. GIUSEPPE MASTROIANNI ASSEGNATO ALL’ESAME DI ABILITAZIONE FORENSE.

ugp logo quadrato“Tizio, incensurato, si reca presso un supermercato dove preleva da uno scaffale una bottiglia di vino, che immediatamente nasconde sotto il giubbotto, quindi oltrepassa la barriera della cassa senza pagare ed esce dal supermercato, ma subito dopo viene fermato da un addetto alla sorveglianza che lo aveva seguito sin dal suo ingresso nell’esercizio commerciale e lo aveva visto mentre prelevava e occultava la bottiglia.
L’addetto alla sorveglianza chiama la polizia e tizio viene identificato e denunciato. Nessuno presenta querela.
Tizio viene sottoposto a processo e all’esito del giudizio, viene condannato, previo riconoscimento delle attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti contestate, alla pena di mesi 6 di reclusione ed euro 200 di multa, condizionalmente sospesa, in ordine al reato di furto aggravato di cui agli artt. 624 e 625.1,2 e 7 c.p. per l’uso del mezzo fraudolento e l’esposizione del bene sottratto alla pubblica fede.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga l’atto ritenuto più idoneo alla difesa dello stesso”.

 

Atto redatto a cura dell’avv. Giuseppe Mastroianni;

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STUPEFACENTI- USO PERSONALE – DATO PONDERALE – SCORTA – INSUSSISTENZA DI STRUMENTI FINALIZZATI ALLA CESSIONE

sentenze2

Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, sez. II Penale  

-dott.ssa Maria Francica-

Sentenza 4281 del 10.9.2015

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“Non integra il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti di cui all’art. 73 comma 1 bis D.P.R. 309/90 la condotta di chi, anche in possesso di un quantitativo di sostanza drogante non modesto, destini la sostanza alla costituzione di una riserva finalizzata all’uso personale.

Non può infatti, alla luce della pronuncia della Corte Costituzionale n. 32 del 2014, ritenersi sufficientemente integrata la fattispecie dal solo dato ponderale, ove non risultino elementi indiziari – quali gli strumenti atti al confezionamento e alla suddivisione di dosi- che lascino supporre una volontà diretta alla realizzazione di una attività di cessione.”

(Fattispecie in cui all’imputato veniva contestata la detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente di tipo hashish per essere stato trovato in possesso di un pezzetto di sostanza – che consegnava spontaneamente- e quattro stecchette, per un totale di 9,258 grammi con una percentuale pari al 9,4% di principio attivo di tipo THC da cui potevano ricavarsi 34,8 dosi medie. L’imputato veniva mandato assolto in quanto, da un lato, non veniva rinvenuto, a seguito di perquisizione all’interno dell’abitazione, alcuno strumento idoneo al confezionamento ed alla suddivisione della sostanza in dosi (cfr. Cass. Sez. III n. 46610/2014), dall’altro perché, non essendo più in vigore, a seguito della sentenza Cort. Cost. n. 32/2014, specifici parametri quantitativi e dosimetrici delimitanti l’ambito dell’uso personale integrante l’illecito amministrativo di cui all’art. 75 D.P.R. 309/90, non può ritenersi provata oltre ogni ragionevole dubbio la destinazione illecita della detenzione ove risulti dall’istruttoria dibattimentale il solo dato ponderale non irrisorio della sostanza, compatibile con l’uso personale nella forma quantomeno della “scorta”).

A cura di Gaetano Golino

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PUBBLICHIAMO IL PARERE IN MATERIA PENALE REDATTO, A SCOPO SOLO ORIENTATIVO, DALL’AVV. DARIO PEPE RELATIVO ALLA TRACCIA N. 2 ASSEGNATA ALL’ESAME DI ABILITAZIONE FORENSE

ugp logo quadrato“Tizio, approfittando delle difficoltà economiche in cui versa Caio, presta a questi una somma di denaro pari ad € 20.000 facendosi promettere in corrispettivo interessi usurai. Successivamente, a seguito della mancata restituzione integrale da parte di Caio della somma prestata e degli interessi pattuiti, Tizio incarica della riscossione del credito i suoi amici Mevio e Sempronio.

Quest’ultimi, ben consapevoli della natura usuraia del credito, contattano ripetutamente al telefono Caio e gli chiedono il pagamento del credito, minacciando di ucciderlo. Poiché Caio risponde di non poter pagare per mancanza di denaro, Mevio e Sempronio si portano presso l’abitazione di questi e dopo aver nuovamente richiesto il pagamento senza però ottenerlo, lo costringolno a salire su di un’autovettura a bordo della quale lo conducono in aperta campagna.

Dopo averlo fatto scendere dall’auto lo colpiscono entrambi ripetutamente con calci e pugni, I due quindi si allontanano minacciando Caio che se non pagherà entro una settimana torneranno da lui. Caio viene trasportato da un automobilista di passaggio in ospedale ove gli vengono diagnosticate lesioni consistite nella frattura di un braccio e del setto nasale con prognosi di guarigione di giorni 40.

Caio decide di rivolgersi alla polizia a cui riferisce nel dettaglio sia la condotta posta in essere da Mevio e Sempronio in suo danno, sia il prestito usuraio effettuato da Caio. Attraverso l’individuazione fotografica operata da Caio, la polizia identifica Mevio e Sempronio.

 

Il candidato, assunte le vesti dell’avvocato di Mevio e Sempronio, individui le fattispecie di reato che si configurano a carico dei suoi assistiti e gli istituti giuridici che trovano applicazione nel caso in esame”.

A cura dell’avv. Dario Pepe

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